CELESTE MALFATTA

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CELESTE MALFATTA

Autore: GIORGIO VIALI

Data: 12 Dicembre 2024

Celeste Malfatta, con i suoi ventitré anni e un mare di sogni naufragati, si guardava le mani osservare la polvere che si depositava sul tavolo di cucina. Il sole di inizio primavera filtrava dalla finestra, illuminando la polvere stessa, quasi a sottolinearne l'immobilità, la stasi della sua vita. Era senza lavoro da mesi, i suoi risparmi si stavano sciogliendo come neve al sole e il buio della disperazione iniziava a serrare le sue gote pallide.

Aveva studiato arte, coltivando un talento che finora non le aveva regalato né fama né soldi. I suoi dipinti, vibranti e intensi, finivano accatastati in un angolo del suo piccolo appartamento, testimoni silenziosi del suo fallimento. Le gallerie d'arte si erano dimostrate delle fortezze inespugnabili, rifiutando i suoi lavori con gentilezza, ma con altrettanta fermezza. Le commissioni online erano sporadiche e mal pagate. La fame era un'ospite sempre più frequente nella sua vita.

Oggi, però, la fame aveva un sapore diverso, più amaro, più disperato. Si sentiva intrappolata, in una gabbia di sogni infranti e di realtà impietose. Un'idea malsana, un germe di disperazione, stava iniziando a germogliare nella sua mente: vendere le sue prestazioni online.

Prese il telefono, le dita tremolanti mentre componeva il numero di Luna, la sua migliore amica. Luna rispose al secondo squillo, la sua voce calda e rassicurante una brezza nel deserto di ansia di Celeste.

"Luna, devo parlarti... di qualcosa di terribile." La voce di Celeste era appena un sussurro.

Luna si preoccupò subito. Conosceva la fragilità di Celeste, la sua sensibilità, il suo idealismo ferito. "Dimmi tutto, Celeste. Sono qui per te."

Celeste raccontò tutto, ogni sua paura, ogni sua angoscia, la tentazione sempre più prepotente che le stringeva lo stomaco. Descriveva l'angoscia di non riuscire a pagare l'affitto, il peso della vergogna, la sensazione di essere un fallimento. La voce le si spezzò più volte, mentre spiegava come l'idea di vendere il suo corpo online, di ridurre se stessa a un oggetto da vendere per poche briciole di denaro, iniziasse a sembrarle meno ripugnante di morire di fame.

Luna ascoltò in silenzio, la sua amica tra le lacrime. Quando Celeste finì di parlare, un lungo silenzio si diffuse tra le due amiche. Luna non la giudicò, non la criticò. Capì l'estremo dolore e la disperazione che spingevano Celeste verso un abisso così oscuro.

"Celeste," disse Luna con voce dolce ma ferma, "so quanto stai soffrendo. È terribile, ma non devi farlo. Non c'è bisogno di arrivare a tanto."

"Ma cosa posso fare, Luna? Non ho altra scelta." La voce di Celeste era rassegnata.


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