MEDIAPATIA

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Release of "MediaPatia" by Giorgio Viali: An Experimental Journey Between Media and Social Body

February 22, 2025 marks a significant moment in the contemporary art scene with the publication of "MediaPatia," the new book by Giorgio Viali, which collects and deepens his eponymous performance, "Media Performance Precaria." This unique work aims to explore the complex and often conflicting relationship between media, society, and human desires in an era where libido and libidocracy permeate every aspect of daily life.

In the current context of social and labor precariousness, Viali highlights the figure of the sex worker and sex performer, who emerge as protagonists of a contemporary narrative in which platforms like OnlyFans and social media like Instagram and TikTok play a crucial role. His work serves as a voice for a mythological reworking of the drama of Eurydice and Orpheus, transforming stories into a modern photo-novel that challenges social norms and patriarchy.

"MediaPatia" is characterized by an innovative structure that unfolds through frames and mediagrams, giving life to a hybrid biofilm. Here, psychoanalysis and psychopathology intertwine with philosophy and psychodrama, creating a rich and complex narrative fabric. Viali's filmmaking, often on a zero budget, stands out for its boldness and the use of innovative techniques such as performative video art and urban fictions.

In this context, the author positions himself not only as a photographer and filmmaker but also as a screenwriter, reflecting the tensions between feminism, machismo, and Marxism, and proposing a new urban situationism. "MediaPatia" thus transforms into a collective monologue, a hybridization of styles and languages that challenges the conventions of mainstream sociology.

The images and videos of Viali are not mere works of art but confessions of the social body, a laundry of emotions and relationships intertwined in a contemporary drama. The author invites the reader to reflect on what it means to be part of a media metropolis, emphasizing how every action, no matter how small, can have a significant impact.

Through "MediaPatia," Viali takes us on a journey to explore the hybridizations of identities and relationships in our time, offering a critical gaze on the visual ontology of our era. With an eye turned to the experiences of Venice82 and cinema exhibitions, the work presents itself as a manifesto for a new era of artistic and social exploration.

In conclusion, "MediaPatia" by Giorgio Viali is an invitation to immerse oneself in a world in constant flux, where art becomes a tool for reflection and social critique, paving the way for an Antistate and a Black Market for bodies, emotions, and grafted pathologies. Don’t miss the opportunity to discover this work that promises to reshape our perception of the contemporary world.


MEDIAMETROPOLI MEDIAPATIA LIBIDOCRAZIA FARMACOPORNOGRAFICO FARMACOSOFIA MONOPATIA SEXPERFORMER SEXWORKER CINEMA TEATRO MERCATONERO MINUSCOLA MINUSCOLAPRO MINUSCOLAPRODUZIONE CONTROMEDIA ANTISTATO SERVIZIOURBANO ORDINEPUBBLICO LAVANDERIA EURIDICE ORFEO PERSEFONE EURIDICESTREAM MEDIAGRAFIA MEDIAGRAMMI FOTOGRAMMI FOTOPATIA PISCOPATIA PSICOLOGIA FOTORITRATTO BIOPSICOLOGIA BIOGRAFIA MINIGRAFIA MINIGRAFIE FINZIONEURBANE SANCTAIMAGO BODYPATIA CELESTEMALFATTA FEELTHESNAKE FEEDTHESNAKE STILLSKIN PROTOTIPO SOTTOCOSTO USOIMPROPRIO MARXISMO SITUAZIONISMO IBRIDO IBRIDAZIONE IBRIDOLOVE MOSTRADELCINEMA VENEZIA82 ONTOLOGIAVISIVA IBRIDAZIONI CINEMASPERIMENTALE PRODUZIONECINEMATOGRAFICA ZEROBUDGET SCENEGGIATURA SCENEGGIATORI SCENEGGIATRICE FEMMINISMO PATRIARCATO MASCHILISMO GIORGIOVIALI CORPOSOCIALE CINEMASOCIALE MONOLOGO MONOPORZIONE FASHION FASHIONFILM SERVIZIOMODA AUTORE FOTOGRAFO FILMMAKER VIDEOMAKER SCENEGGIATORE PSICODRAMMA FOTORIVISTA FOTOROMANZO

ANTIGONE

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MANIFESTO TEATRALE: "ANTISTATO"

Introduzione

Era una buona idea. Ne sono certa. Ed è ancora una buona idea. L’ho sempre pensato. Dobbiamo sempre trovare metodi e strade per arrivare indirettamente ai cuori e alle menti delle persone. Un attacco diretto, una conversazione franca raramente ottengono risultati. È fondamentale parlare al cuore e alle menti in modo incisivo. Dobbiamo educare e motivare, ma con cautela, introducendo affermazioni ed emozioni tra le righe.

Il Gioco del Dubbio

Confondere lo spettatore è essenziale. Deve dubitare, essere vigile, attento a ogni segno di finzione e realtà. Pronto a recepire indirettamente e far propria l’anima del nostro dire. Deve essere convinto di saper leggere tra le righe, di andare oltre le parole, di arrivare a una soluzione solo grazie alle sue capacità, alla sua astuzia. Ogni spettatore è un Ulisse, ingegnoso e scaltro, signore del proprio destino, capace di ingannare anche gli Dei.

Premessa Necessaria

Prima di procedere, devo chiarire un punto fondamentale. Questo è uno spettacolo. Voi siete qui per assistere a uno spettacolo. Questo è semplice intrattenimento. Un monologo teatrale. Nient’altro. Potreste pensare che questo spettacolo sia un metodo di propaganda, un modo per reclutare cuori e menti, per formare coscienze e arruolare combattenti. O forse solo un modo per farvi conoscere una realtà che non avete considerato, per farvi prendere coscienza della necessità di agire. Per deporre gli indugi e sporcarsi le mani.

Fatta questa premessa: Che lo spettacolo abbia inizio!

Il Coinvolgimento dello Spettatore

Primo obiettivo di qualsiasi spettacolo? Coinvolgere lo spettatore. Deve perdersi nella storia, allontanarsi da tutto e tutti, immedesimarsi nei personaggi.

Amo la distopia. I racconti, i film, gli spettacoli ambientati in un futuro o un presente riconoscibile ma astratto. Amo perdermi in questi universi complessi dove l’uomo è al centro di tutto, e il resto è solo contorno.

Strategie di Sostenibilità

Strategicamente, in vista di scontri o difesa, la prima risorsa da garantire è l’assistenza medica per eventuali feriti. Quindi, medici e infermieri sono una priorità. La nostra missione è assicurarci la collaborazione di professionisti della salute in ogni provincia. Dobbiamo contattare medici e infermieri con sensibilità, partendo dai più vulnerabili. Siamo alla vigilia di una rivolta sociale incontrollabile.

La Costruzione di una Comunità

Stiamo costruendo un’associazione di persone affidabili, pronte a garantire un benessere minimo. Se non riusciamo a individuare queste risorse, significa che il nostro progetto non ha basi solide. La paura di ritrovarci soli, senza un sistema che ci sostenga, è un sentimento comune. Ma la speranza è che insieme possiamo costruire qualcosa di migliore.

Il Cibo e la Produzione

La seconda risorsa è il cibo. Dobbiamo assicurarci terreni coltivabili e persone che sappiano produrre. I contadini devono essere contattati direttamente. Dobbiamo arruolare comunicatori abili, persone sincere e dirette, che possano avvicinare i contadini e convincerli a unirsi a noi.

Tecnologia e Comunicazione

Le persone esperte in tecnologia e comunicazione sono essenziali. Dobbiamo garantire mezzi di trasporto e comunicazione affidabili, per non rimanere bloccati nel passato.

Educazione e Futuro

L’educazione dei nostri figli è cruciale. Dobbiamo assicurarci una formazione adeguata, ma non ci rivolgiamo agli insegnanti tradizionali. Vogliamo costruire una comunità in grado di garantire un futuro migliore.

Una Riflessione Necessaria

Tutto nasce dalla paura, ma la paura porta con sé una speranza. La speranza di costruire un gruppo di persone su cui contare nei momenti difficili. Un dare e ricevere che è alla base di qualsiasi contratto sociale.

Conclusione

Abbiamo scelto un nome semplice: "Antistato". Non intendiamo combattere l’attuale Stato, ma costruire un embrione di comunità pronto a operare in caso di necessità. Non possiamo chiedere allo spettatore di trovare tutte le soluzioni, ma possiamo traghettarlo sano e salvo a riva. Una volta a riva, avrà tempo di riflettere e agire.

Possa il cielo aiutarci in questo cammino alla ricerca di noi stessi e degli altri. E’ sempre stato difficile per la sinistra immaginare un modello operativo. Ma insieme, possiamo farcela.

E’ tempo di costruire. E’ tempo di sognare. E’ tempo di agire.

ANTIGONE

ANTISTATO

ANTIGONE

VERSIONE FEMMINILE

Era una buona idea. Ne sono certa. Ed è una buona idea. Lo è ancora. L'ho sempre pensato. Bisogna sempre trovare dei metodi e delle strade per arrivare indirettamente alle menti e ai cuori delle persone. Un attacco diretto, una dimostrazione diretta, una franca conversazione raramente ottengono risultati. Bisogna sempre parlare al cuore e alla mente, in modo incisivo. Dobbiamo educare e motivare utilizzando approcci inaspettati. Inserendo affermazioni ed emozioni dentro altre parole. Bisogna sempre mescolare le carte, creare situazioni, confondere lo spettatore. Dobbiamo usare l'arma del dubbio. Devono dubitare, essere vigili. Attenti a ogni segno di finzione e a ogni segno di realtà. Pronti a recepire indirettamente e fare propria l'anima del nostro dire. E soprattutto devono essere convinti di saper leggere tra le righe. Convinti di poter andare al di là delle parole. Convinti di arrivare a una soluzione o a un'interpretazione solo grazie alle loro capacità, alla loro formazione, alla loro furbizia, astuzia. Ogni spettatore è un Ulisse. Un essere ingegnoso e scaltro, signore e padrone del proprio destino. Capace, con solo la propria forza e intelligenza, di ingannare anche gli Dei, se fosse necessario. Devono costruirsi la loro strada. Consapevolmente. Vederla o intravvederla dove altri vedono solo confusione. E intraprenderla, certi che sia la strada giusta. O l'unica strada sensata.

E allora devo obbligatoriamente fare una premessa. Per evitare ogni possibile fraintendimento.

Questo è uno spettacolo. Voi siete qui per assistere a uno spettacolo. Questo è semplice intrattenimento. Questo è un testo, un monologo teatrale. Nient'altro.

Perché a qualcuno potrebbe venire il dubbio che questo spettacolo sia un metodo di propaganda. A qualcuno potrebbe venire in mente che questo “spettacolo” sia un modo per reclutare persone. Cuori e menti. Mani. Qualcuno potrebbe pensare che la strategia qui in atto preveda che un semplice spettacolo sia un pulpito da cui parlare per trovare seguaci. Per formare coscienze e arruolare combattenti. O forse, più semplicemente, un modo per farvi conoscere una realtà che non avete considerato? O per farvi prendere coscienza della necessità di agire? Deporre gli indugi e sporcarsi le mani?

Fatta questa dovuta premessa: Che lo spettacolo abbia inizio!

Primo obiettivo di qualsiasi spettacolo? Far in modo di coinvolgere lo spettatore. Lo spettatore deve perdersi dentro la storia che ascolta. Allontanarsi da tutto e tutti. Immedesimarsi nei personaggi. Completamente.

Amo la distopia. I racconti, i film, gli spettacoli ambientati in un futuro o un presente riconoscibile ma astratto e immaginato. Amo perdermi dentro questi universi, più o meno complessi, dove l'essere umano è al centro di tutto. E tutto il resto è contorno. Accessorio. Per una storia d'amore o d'avventura. Per un viaggio.

Strategicamente, pensando a degli scontri o semplicemente alla difesa, la prima risorsa da individuare e il primo obiettivo da assicurare è quello di garantire cure efficaci e immediate a eventuali feriti. Quindi, nell'elenco delle persone da “arruolare”, ci sono per prima cosa medici, infermieri, e i luoghi e strumenti di cura. Prima di qualsiasi altra cosa. Prima anche di procurarsi delle armi. Strumenti di difesa e offesa. Partendo dal Veneto e dal Nordest, l'obiettivo è assicurarci la collaborazione di un paio di medici per ogni provincia e di una decina d'infermieri distribuiti nel territorio della provincia. Un paio di luoghi di cura operativi in ogni regione. Un paio di chirurghi e uno staff operativo per sala operatoria. Stabilito strategicamente questo primo obiettivo, come fare per contattare medici e infermieri? Come spiegare loro la nostra associazione? La nostra missione? Il nostro compito? Il nostro scopo? “È solo per merito dei disperati che ci è data speranza.” Questo potrebbe essere un metodo d'approccio da sperimentare. Un metodo legato alla sensibilità (presunta) di medici e infermieri. Partire dai più poveri, dagli affamati e assetati, dagli orfani e dalle vedove, cristianamente parlando. E dispiegare un'analisi della situazione attuale. Siamo alla vigilia di una rivolta sociale incontrollabile e incontrollata. Una polveriera sociale sta per esplodere. Lo Stato non sarà più in grado di garantire un benessere minimo ai suoi cittadini. E i cittadini dovranno ritirare il proprio mandato allo Stato per rivolgersi ad altre forme sociali che possano garantire la loro sopravvivenza. Per questo stiamo costruendo un'associazione di persone, affidabili e rispettose, che possa, nel momento del bisogno, provvedere a garantire un benessere minimo. Se non dovesse funzionare questo approccio sentimentale e professionale, si potrebbe optare per un approccio opportunistico. Semplice. Lo Stato sta per diventare incapace di assicurare ai propri cittadini qualsiasi minimo benessere. È tempo di costituire un gruppo di persone che possano operare per provvedere a sé stesse e alle proprie famiglie un qualche benessere, nel caso in cui lo Stato appunto non sia più in grado di farlo. Le persone che cerchiamo sono persone affidabili e serie. Che sappiano condividere pensieri e azioni. Nella costruzione di una forma sociale alternativa o supplente allo Stato, è fondamentale avere una struttura di cura disponibile per i nostri associati. Voi, come operatori della salute, siete i primi a cui ci rivolgiamo nel costruire il nostro progetto. Perché la prima cosa che dobbiamo poter garantire è un'assistenza minima infermieristica e medica. La salute. Siamo alla ricerca di un paio di medici per ogni provincia. Una decina d'infermieri per ogni provincia. Un paio di strutture di cura debitamente attrezzate. Anche una struttura per interventi di chirurgia. Voi siete le prime risorse che stiamo cercando. Siete anche un test per verificare se il nostro progetto ha un senso e può avere un seguito. Se non riusciremo a individuare queste risorse, vuol dire che il nostro progetto non ha le basi per partire. O magari semplicemente non è ancora il momento per proporlo. Perché le persone non si muovono finché la situazione non è diventata estrema. Una polveriera sociale sta per esplodere in Europa. La Germania, probabilmente e inaspettatamente, sarà il primo Stato europeo a implodere. Se non la Germania, qualche Stato del Nord. Questo è il segno che arriverà. Ma molti in Italia aspetteranno ancora. Continueranno a pensare di essere al sicuro. In riva al mare. Al caldo. E se lo Stato dovesse fallire, la Chiesa ci proteggerà anche questa volta. Siamo sotto il suo manto protettivo. Una specie di preservativo sociale gigantesco. La Chiesa ci proteggerà, ci accudirà, ci sfamerà. E se avremo bisogno, sapremo a chi rivolgerci. Le porte delle Chiese saranno sempre aperte per i bisognosi, gli affamati, i derelitti, i disperati. Come è sempre stato. Come sarà sempre. Una mano sarà sempre pronta ad accoglierci e a soccorrerci. A sfamarci e a curarci. A darci speranza. A infondere luce nella nostra anima. “È solo per merito dei disperati che ci è data speranza.”

Ci sono infermieri in sala? Medici? Chirurghi? Naturalmente non serve che alziate le mani o vi facciate riconoscere.

La seconda risorsa da assicurarci, in vista di una situazione catastrofica e apocalittica, è il cibo e quindi chi produce il cibo. Persone che abbiano a disposizione terre coltivabili, che sappiano coltivare e assicurare cibo agli associati. Quindi la nostra campagna di “arruolamento” si estende in secondo luogo ai contadini. Ma i contadini di certo non sono arruolabili tramite una mail o un DM su Instagram. I contadini debbono e possono essere contattati e associati solo direttamente, con un contatto e un approccio fisico. I contadini vanno contattati direttamente e di persona. Quindi, in questo caso, per ottenere questo risultato, dobbiamo fare un passo indietro e provvedere ad arruolare una serie di persone che siano bravi comunicatori, persone dirette e credibili, venditori e predicatori, santi o... puttanieri. Puttane e belle ragazze in alternativa. Alternativa da non trascurare. Per raggiungere l'obiettivo di assicurarci del cibo. E quindi di assicurarci chi lo produce, ovvero i contadini. Dobbiamo indirettamente arruolare un gruppo di persone in grado di ottenere questo obiettivo. L'obiettivo è quello che vogliamo portare a casa: garantire del cibo a noi e ai nostri associati. Per ottenerlo dobbiamo agire indirettamente, arruolando una banda di imbonitori, uomini abili con le parole. Ma non persone finte. I contadini non sono stupidi. Persone sincere, profondamente umane, sensibili, dirette e corrette. E un gruppo di donne, preferibilmente giovani, belle. E già qui siamo nell'ambito motivazionale. Come motivare una serie di donne a contattare maschi rozzi e animaleschi, incidentalmente contadini? Le nostre risorse, i due gruppi, dovranno agire contattando direttamente e personalmente i contadini. Partendo da contadini che hanno una propria e completa indipendenza nella lavorazione dei campi. Il loro compito sarà quindi quello di far visita personalmente ai contadini, spiegare loro personalmente lo scopo della nostra associazione e ottenere da loro una convinta adesione al progetto. In cambio del cibo che forniremo a loro, come agli altri associati, sarà garantita un'assistenza sanitaria e totale nel momento del bisogno. L'associazione si prenderà cura di loro in qualsiasi momento. E lo farà nel modo più completo e assoluto. Questo gruppo di uomini predicatori e donne generose dovrà e potrà essere arruolato in molteplici modi. Il gruppo di uomini predicatori potrà essere contattato direttamente sui social media. Stessa cosa per il gruppo di donne, aspiranti modelle o modelle, fotogeniche. Mescolando vantaggi e occasioni di predicazione. E vantaggi e attività ludica e di ostentazione.

Ci sono contadini in sala? Naturalmente non serve che alziate le mani o vi facciate riconoscere. Ci sono persone che credono e sanno far credere in sala? Non serve che alziate le mani o vi facciate riconoscere.

Quali altre risorse dobbiamo poi assicurarci? Servono alla nostra associazione persone esperte, tecnici, informatici, fisici, che sappiano garantirci canali e mezzi di comunicazione efficaci e affidabili, mezzi di trasporto essenziali, strumenti di semplice riparazione e manutenzione. Giusto per non ritrovarci ad usare i colombi viaggiatori o i pony express. Giusto per non dover buttare mezzi e strumenti solo perché non sappiamo ripararli. Garantire alla nostra associazione, in caso di blackout, parziale o totale, deciso dallo Stato o incidentale, strumenti di comunicazione efficaci e affidabili. Strumenti di trasporto essenziali. Strumenti di assistenza tecnica di base. È essenziale.

Ci sono tecnici in sala? Persone specializzate ed esperte? Naturalmente non serve che alziate le mani o vi facciate riconoscere.

Se non siete infermieri, medici, chirurghi o contadini o motivatori, persone che vedono l'assoluto, o tecnici specializzati, siete gregge. Plebaglia. Persone sacrificabili. Spendibili. Inutili. Di voi ci occuperemo per ultimi. Voi siete gli ultimi. Quelli che hanno tutto da perdere. E nulla da offrire. Se siete in questa situazione, la vostra attenzione, il vostro stare all'erta, dovrebbe essere ancora più attivo.

Il quarto obiettivo da perseguire non è primario, ma è importante e sarà fondamentale per il dopo. È quello di assicurare strutture e metodi educativi ai figli della nostra comunità.

Anzi: No! Il quarto obiettivo da perseguire non è primario. Ma è decisamente importante. È quello di un gruppo di persone che sappiano garantire l'ordine, il corretto svolgimento delle attività del gruppo, che sappiano difendere fisicamente i membri della comunità, e sappiano neutralizzare elementi che mettono in discussione concretamente il buon funzionamento della comunità. Giudici e sbirri. Se preferite, chiamiamoli così.

Il quinto obiettivo da perseguire non è primario. Ma è importante e sarà importante per il dopo. È quello di assicurare strutture e metodi educativi ai figli della nostra comunità.

Dopo la caduta e l'incapacità completa dello Stato di garantire qualsiasi bene o servizio, le famiglie con figli avranno bisogno di poter assicurare un'educazione e formazione adeguata ai loro figli. Una famiglia si deve occupare dei figli. E per una famiglia, assicurare una adeguata formazione alla prole non è solo una necessità, ma un dovere morale assoluto e primario. Come e chi dovrà essere arruolato per provvedere alla formazione dei nostri figli? Del nostro futuro? Che cosa e come dovremmo insegnare ai nostri figli? Bella e non scontata domanda. Di certo non ci rivolgeremo agli insegnanti tradizionali. Ai professori liceali saccenti. O agli emeriti professori universitari.

Ci sono insegnanti in sala? Professori delle superiori o dell'università? Naturalmente non serve che alziate le mani o vi facciate riconoscere.

Bene. Considerato che abbiamo iniziato ad elencare obiettivi strategici non primari, direi che possiamo fermarci qui. E concentrarci prima di tutto sugli obiettivi primari ed essenziali. Senza quelli, nulla di quanto sto dicendo avrebbe un senso.

Tutto nasce dalla paura. E la paura contempla la speranza. La paura che l'ordine costituito possa essere spazzato via improvvisamente da qualche tempesta sociale o dall'eccesso di potere che lo Stato attuale gestisce. Tutto nasce dalla paura di ritrovarci soli. Senza uno Stato. Senza un qualsiasi ordine. Senza mezzi per vivere. Senza giustizia. O umanità. Dalla paura di non avere nessuno su cui fare affidamento. Nessuno di cui ti possa fidare. E la speranza che l'essere umano sappia costruire qualcosa di più bello e migliore di quello che abbiamo. Alla bellezza non c'è mai fine.

L'idea è, per l'appunto, semplice. Creare un gruppo di persone a cui potersi affidare e poter contare nel momento del bisogno. Un gruppo da cui aspettarsi aiuto e a cui essere pronte a prestare la propria opera e le proprie competenze o dedizione. Un dare e ricevere che è da sempre alla base di qualsiasi contratto sociale.

L'idea è di pensare adesso a questo stato o comunità. Prima dell'inevitabile. Prima della fine.

Non ci avete mai pensato? Nemmeno una volta? Non avete provato a chiedervi cosa fareste? Cosa sarebbe meglio per voi fare? Non avete mai provato a immaginare di dover progettare e pensare a una strategia che possa assicurarvi un benessere minimo? Voi cosa fareste? Come vi muovereste? Con chi ne parlereste? Avete qualcuno su cui potete contare in caso di necessità? Di chi potrete fidarvi in caso di bisogno? Siete sole o pensate di avere una rete di sicurezza e di sostegno? Chi vorreste nel vostro gruppo?

Abbiamo scelto un nome non corretto per questa nostra operazione: Antistato. L'abbiamo scelto per la sua semplicità. È un nome facile da ricordare e facile da gestire. Non abbiamo intenzione di creare uno Stato che si opponga in questo momento allo Stato attuale, ma un embrione di comunità e di Stato pronto a operare se arrivasse la fine sociale dell'ordine attuale. Nessuna scelta di combattere lo Stato attuale o di operare in qualsivoglia modo per accelerare o determinare la fine dello Stato e dell'Ordine attuale. Solo un sogno per sedare la paura di un futuro incerto e buio. E insieme un esercizio teorico di strategia e di costruzione sociale per evadere da una inconsistenza politica e da un astensionismo mediatico.

Possa il cielo aiutarci in questo cammino periglioso. Alla ricerca di noi stesse e degli altri. Possa il cielo farci trovare un numero sufficiente di persone giuste. Sensibili e intelligenti. Caritatevoli ma decise. Sognatrici ma concrete. Solo così riusciremo a fondare e far crescere la nostra comunità.

È sempre stato difficile per la Sinistra pensare e realizzare modelli e gruppi operativi per immaginare il potere. Ci si è sempre scontrati con delle difficoltà insormontabili. Semplice invece è sempre stato per la destra realizzare e rendere operativo un modello concreto di conquista e di gestione del potere. La destra non ha problemi. Qualsiasi ordinamento gerarchico, semplicemente autoritario o anche semplicemente funzionale, può dare buoni risultati ed essere implementato. Certo, i dettagli poi possono fare la differenza. Ma di certo la destra non ha mai avuto problemi a scegliere un qualche modello operativo. La sinistra non ha mai accettato neanche teoricamente un qualche modello gerarchico o funzionale. O forse, per l'esattezza, la sinistra ha sempre avuto dei problemi a gestire la “selezione” di una qualche gerarchia. E non è un problema da poco questa difficoltà ontologica e teorica della sinistra. Quando poi la sinistra è obbligata a resistere, allora e solo allora sembra trovare l'accondiscendenza di scendere a dei compromessi. Per salvaguardare la propria libertà o dignità. Pensiamo alle resistenze e al loro bisogno di rendersi operative, e quindi di cedere a una organizzazione e a un sistema. O alla struttura operativa e decisionale delle brigate rosse. La sinistra ha sempre avuto bisogno di una persona carismatica che non gestisse le folle, ma guidasse ed educasse le folle. E questa necessità di avere un messia o un Marx è sempre stata limitata dalla disponibilità concreta di avere una figura del genere a disposizione.

AGATA

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A partire dalla svalutazione dell'arte, della politica e della fede, i Situazionisti diffondevano le loro provocazioni libertarie contro le istituzioni consolidate. La decostruzione di ogni forma di comunicazione audiovisiva segnava l'inizio di un’era che stava morendo, mentre un “altro” si sprigionava dalle sue ceneri, ai margini del bosco. La “pittura industriale” di Pinot-Gallizio, la “guida psicogeografica di Parigi” e il “cinema détourné” di Debord, i quadri “fuori gioco” di Jorn, la “pratica del rovesciamento di prospettiva” di Vaneigem e l'“urbanismo unitario” di Costant anticiparono l’esplosione e la festa del '68, segnando la transizione dalla critica alle armi alla critica delle armi attraverso la dialettica musicale del sampietrino. Gianfranco Sanguinetti, con il suo pseudonimo Censor, scrisse “Rapporto veridico sulle ultime opportunità di salvare il capitalismo in Italia” e successivamente “Del terrorismo e dello stato”, denunciando la concezione poliziesca della storia come la forma più estrema di alienazione politica, affermando che ogni atto di terrorismo non fosse altro che un proseguimento della politica con altri mezzi.

In contrapposizione, Pinot-Gallizio commercializzava la sua pittura a metri, mentre Debord esortava a vivere una gioia prolungata attraverso percorsi quotidiani ludici (la dérive), rivelando le dinamiche della società dello spettacolo. Jorn trasformava l'insignificante e il kitsch della società di massa attraverso il grottesco, mentre Vaneigem svelava le “banalità di base” dell'ordinario, incanalando una rivoluzione intellettuale nel détournement di tutti i linguaggi. Costant proponeva un'“urbanistica sociale” che contemplava nuovi modi di abitare, lavorare e comunicare all'interno della società. Sotto il loro approccio sovversivo, si rivelava che ogni persona in grado di riconoscere i propri desideri e piaceri non potesse che contribuire alla rovina di un'epoca simile. Le rovine non ci rendono puri, perché noi erediteremo la terra, affermava (Buenaventura Durruti). Un aforisma può colpire come un proiettile a un dittatore, ma spesso è troppo tardi. La violenza non è l’elemento centrale; è la resa dei conti. È la libertà a riscattare la storia. Un ribelle privo di grazia è come Voltaire senza la sua penna d'oca, o il boia di Londra senza l'unguento per il collo degli impiccati. Il fascino del potere è un vizio, mentre la rivolta dell'intelligenza è una passione sfrenata che libera l'esistenza degli oppressi nell'utopia del quotidiano.

Il grande scoppio del '68 si propagò in tutto il mondo, scuotendo le fondamenta dell'impero. La decadenza generale, che serviva vecchie e nuove forme di servitù, venne svelata. Poiché siamo fatti della stessa sostanza dei nostri sogni, le cadute del Palazzo erano attese, e le “strategie del ragno” operavano in clandestinità nei sotterranei del potere. Le giovani generazioni resero la vergogna più evidente e la denunciarono pubblicamente. La critica dell'ideologia divenne il fondamento di ogni critica e, come in passato, quando i popoli si assunsero il rischio di cambiare le cose, la memoria collettiva della storia mutò. La ricchezza critica, radicale e libertaria dell’Internazionale Situazionista attecchì, ma non si trasformò in una foresta di torce che illuminasse il disordine creativo.

La società dello spettacolo si basa sulla menzogna. Già nel '700, l'abate Augustin Barruel indagava le congiure degli illuminati di Baviera, scoprendo nei loro documenti segreti intenzioni e trame: “Dobbiamo aprire le fonti della conoscenza, elevare i talenti oppressi, far risorgere gli uomini di genio dalla polvere, prendere in mano l’educazione della gioventù e formare una lega indissolubile tra le migliori menti... Favorire le rivoluzioni, rovesciare tutto, combattere la forza con la forza e la tirannia con la tirannia”. I miscredenti, gli atei e i ribelli sono sempre stati dalla nostra parte, poiché hanno rivelato le menzogne e le ingiustizie di coloro che sfruttavano il popolo. Hanno denunciato l'ineguaglianza sociale, chiedendo di essere o tutti poveri o tutti ricchi, e ci hanno esortato a guardare la vita con i nostri occhi e a pensare con la nostra testa. La proprietà privata delle idee è sempre stata un furto, e la schiavitù umana la sua legittimazione. È necessario dare a Cesare ciò che gli spetta… ventitré pugnalate e un secchio di sangue.

I Situazionisti hanno rubato, détournato e rovesciato i progetti degli specialisti dello spettacolo integrato, minando alla radice la democrazia spettacolare e affermando che dove regna lo spettacolo, sorgono anche le sue forche. La critica sociale della civiltà dell'apparenza è ora oggetto di nuove cospirazioni, e l'assassinio dei suoi miti non è più indiscutibile. I congiurati sono sempre più numerosi, e una nuova generazione di uomini planetari si prepara a mettere fine all'imbecillità culturale, trasformando l'idiota istituzionale in un cumulo di rovine. Un mondo privo di E-utopia (il buono-spazio) è privo di valore.

SITUAZIONISMO

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A partire dalla svalutazione dell'arte, della politica e della fede, i Situazionisti diffondevano le loro provocazioni libertarie contro le istituzioni consolidate. La decostruzione di ogni forma di comunicazione audiovisiva segnava l'inizio di un’era che stava morendo, mentre un “altro” si sprigionava dalle sue ceneri, ai margini del bosco. La “pittura industriale” di Pinot-Gallizio, la “guida psicogeografica di Parigi” e il “cinema détourné” di Debord, i quadri “fuori gioco” di Jorn, la “pratica del rovesciamento di prospettiva” di Vaneigem e l'“urbanismo unitario” di Costant anticiparono l’esplosione e la festa del '68, segnando la transizione dalla critica alle armi alla critica delle armi attraverso la dialettica musicale del sampietrino. Gianfranco Sanguinetti, con il suo pseudonimo Censor, scrisse “Rapporto veridico sulle ultime opportunità di salvare il capitalismo in Italia” e successivamente “Del terrorismo e dello stato”, denunciando la concezione poliziesca della storia come la forma più estrema di alienazione politica, affermando che ogni atto di terrorismo non fosse altro che un proseguimento della politica con altri mezzi.

In contrapposizione, Pinot-Gallizio commercializzava la sua pittura a metri, mentre Debord esortava a vivere una gioia prolungata attraverso percorsi quotidiani ludici (la dérive), rivelando le dinamiche della società dello spettacolo. Jorn trasformava l'insignificante e il kitsch della società di massa attraverso il grottesco, mentre Vaneigem svelava le “banalità di base” dell'ordinario, incanalando una rivoluzione intellettuale nel détournement di tutti i linguaggi. Costant proponeva un'“urbanistica sociale” che contemplava nuovi modi di abitare, lavorare e comunicare all'interno della società. Sotto il loro approccio sovversivo, si rivelava che ogni persona in grado di riconoscere i propri desideri e piaceri non potesse che contribuire alla rovina di un'epoca simile. Le rovine non ci rendono puri, perché noi erediteremo la terra, affermava (Buenaventura Durruti). Un aforisma può colpire come un proiettile a un dittatore, ma spesso è troppo tardi. La violenza non è l’elemento centrale; è la resa dei conti. È la libertà a riscattare la storia. Un ribelle privo di grazia è come Voltaire senza la sua penna d'oca, o il boia di Londra senza l'unguento per il collo degli impiccati. Il fascino del potere è un vizio, mentre la rivolta dell'intelligenza è una passione sfrenata che libera l'esistenza degli oppressi nell'utopia del quotidiano.

Il grande scoppio del '68 si propagò in tutto il mondo, scuotendo le fondamenta dell'impero. La decadenza generale, che serviva vecchie e nuove forme di servitù, venne svelata. Poiché siamo fatti della stessa sostanza dei nostri sogni, le cadute del Palazzo erano attese, e le “strategie del ragno” operavano in clandestinità nei sotterranei del potere. Le giovani generazioni resero la vergogna più evidente e la denunciarono pubblicamente. La critica dell'ideologia divenne il fondamento di ogni critica e, come in passato, quando i popoli si assunsero il rischio di cambiare le cose, la memoria collettiva della storia mutò. La ricchezza critica, radicale e libertaria dell’Internazionale Situazionista attecchì, ma non si trasformò in una foresta di torce che illuminasse il disordine creativo.

La società dello spettacolo si basa sulla menzogna. Già nel '700, l'abate Augustin Barruel indagava le congiure degli illuminati di Baviera, scoprendo nei loro documenti segreti intenzioni e trame: “Dobbiamo aprire le fonti della conoscenza, elevare i talenti oppressi, far risorgere gli uomini di genio dalla polvere, prendere in mano l’educazione della gioventù e formare una lega indissolubile tra le migliori menti... Favorire le rivoluzioni, rovesciare tutto, combattere la forza con la forza e la tirannia con la tirannia”. I miscredenti, gli atei e i ribelli sono sempre stati dalla nostra parte, poiché hanno rivelato le menzogne e le ingiustizie di coloro che sfruttavano il popolo. Hanno denunciato l'ineguaglianza sociale, chiedendo di essere o tutti poveri o tutti ricchi, e ci hanno esortato a guardare la vita con i nostri occhi e a pensare con la nostra testa. La proprietà privata delle idee è sempre stata un furto, e la schiavitù umana la sua legittimazione. È necessario dare a Cesare ciò che gli spetta… ventitré pugnalate e un secchio di sangue.

I Situazionisti hanno rubato, détournato e rovesciato i progetti degli specialisti dello spettacolo integrato, minando alla radice la democrazia spettacolare e affermando che dove regna lo spettacolo, sorgono anche le sue forche. La critica sociale della civiltà dell'apparenza è ora oggetto di nuove cospirazioni, e l'assassinio dei suoi miti non è più indiscutibile. I congiurati sono sempre più numerosi, e una nuova generazione di uomini planetari si prepara a mettere fine all'imbecillità culturale, trasformando l'idiota istituzionale in un cumulo di rovine. Un mondo privo di E-utopia (il buono-spazio) è privo di valore.

SITUAZIONE

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A partire dalla svalutazione dell'arte, della politica e della fede, i Situazionisti diffondevano le loro provocazioni libertarie contro le istituzioni consolidate. La decostruzione di ogni forma di comunicazione audiovisiva segnava l'inizio di un’era che stava morendo, mentre un “altro” si sprigionava dalle sue ceneri, ai margini del bosco. La “pittura industriale” di Pinot-Gallizio, la “guida psicogeografica di Parigi” e il “cinema détourné” di Debord, i quadri “fuori gioco” di Jorn, la “pratica del rovesciamento di prospettiva” di Vaneigem e l'“urbanismo unitario” di Costant anticiparono l’esplosione e la festa del '68, segnando la transizione dalla critica alle armi alla critica delle armi attraverso la dialettica musicale del sampietrino. Gianfranco Sanguinetti, con il suo pseudonimo Censor, scrisse “Rapporto veridico sulle ultime opportunità di salvare il capitalismo in Italia” e successivamente “Del terrorismo e dello stato”, denunciando la concezione poliziesca della storia come la forma più estrema di alienazione politica, affermando che ogni atto di terrorismo non fosse altro che un proseguimento della politica con altri mezzi.

In contrapposizione, Pinot-Gallizio commercializzava la sua pittura a metri, mentre Debord esortava a vivere una gioia prolungata attraverso percorsi quotidiani ludici (la dérive), rivelando le dinamiche della società dello spettacolo. Jorn trasformava l'insignificante e il kitsch della società di massa attraverso il grottesco, mentre Vaneigem svelava le “banalità di base” dell'ordinario, incanalando una rivoluzione intellettuale nel détournement di tutti i linguaggi. Costant proponeva un'“urbanistica sociale” che contemplava nuovi modi di abitare, lavorare e comunicare all'interno della società. Sotto il loro approccio sovversivo, si rivelava che ogni persona in grado di riconoscere i propri desideri e piaceri non potesse che contribuire alla rovina di un'epoca simile. Le rovine non ci rendono puri, perché noi erediteremo la terra, affermava (Buenaventura Durruti). Un aforisma può colpire come un proiettile a un dittatore, ma spesso è troppo tardi. La violenza non è l’elemento centrale; è la resa dei conti. È la libertà a riscattare la storia. Un ribelle privo di grazia è come Voltaire senza la sua penna d'oca, o il boia di Londra senza l'unguento per il collo degli impiccati. Il fascino del potere è un vizio, mentre la rivolta dell'intelligenza è una passione sfrenata che libera l'esistenza degli oppressi nell'utopia del quotidiano.

Il grande scoppio del '68 si propagò in tutto il mondo, scuotendo le fondamenta dell'impero. La decadenza generale, che serviva vecchie e nuove forme di servitù, venne svelata. Poiché siamo fatti della stessa sostanza dei nostri sogni, le cadute del Palazzo erano attese, e le “strategie del ragno” operavano in clandestinità nei sotterranei del potere. Le giovani generazioni resero la vergogna più evidente e la denunciarono pubblicamente. La critica dell'ideologia divenne il fondamento di ogni critica e, come in passato, quando i popoli si assunsero il rischio di cambiare le cose, la memoria collettiva della storia mutò. La ricchezza critica, radicale e libertaria dell’Internazionale Situazionista attecchì, ma non si trasformò in una foresta di torce che illuminasse il disordine creativo.

La società dello spettacolo si basa sulla menzogna. Già nel '700, l'abate Augustin Barruel indagava le congiure degli illuminati di Baviera, scoprendo nei loro documenti segreti intenzioni e trame: “Dobbiamo aprire le fonti della conoscenza, elevare i talenti oppressi, far risorgere gli uomini di genio dalla polvere, prendere in mano l’educazione della gioventù e formare una lega indissolubile tra le migliori menti... Favorire le rivoluzioni, rovesciare tutto, combattere la forza con la forza e la tirannia con la tirannia”. I miscredenti, gli atei e i ribelli sono sempre stati dalla nostra parte, poiché hanno rivelato le menzogne e le ingiustizie di coloro che sfruttavano il popolo. Hanno denunciato l'ineguaglianza sociale, chiedendo di essere o tutti poveri o tutti ricchi, e ci hanno esortato a guardare la vita con i nostri occhi e a pensare con la nostra testa. La proprietà privata delle idee è sempre stata un furto, e la schiavitù umana la sua legittimazione. È necessario dare a Cesare ciò che gli spetta… ventitré pugnalate e un secchio di sangue.

I Situazionisti hanno rubato, détournato e rovesciato i progetti degli specialisti dello spettacolo integrato, minando alla radice la democrazia spettacolare e affermando che dove regna lo spettacolo, sorgono anche le sue forche. La critica sociale della civiltà dell'apparenza è ora oggetto di nuove cospirazioni, e l'assassinio dei suoi miti non è più indiscutibile. I congiurati sono sempre più numerosi, e una nuova generazione di uomini planetari si prepara a mettere fine all'imbecillità culturale, trasformando l'idiota istituzionale in un cumulo di rovine. Un mondo privo di E-utopia (il buono-spazio) è privo di valore.

CELESTE MALFATTA

CELESTE MALFATTA

BOZZA

TESTO IBRIDO: GIORGIO VIALI


Scena A: Un Bar a Padova

Fotografia 1: Chiara e l'amica al bar - Soggetti: Chiara (20 anni, capelli castani e lunghi, vestita con un top bianco e jeans strappati) e l’amica (20 anni, capelli biondi e corti, indossa un vestito estivo colorato). - Dialogo: - Chiara: "Hai già pensato a cosa fare dopo l'università?" - Amica: "Non ancora, sono un po' persa." - Chiara: "Che ne dici di venire con me a Milano nel fine settimana?" - Amica: "Cosa vuoi fare a Milano?" - Chiara: "Andare a fare shopping!" - Amica: "Mi dispiace, non posso." - Outfit: Chiara in look casual, l’amica in un vestito più elegante. - Scenografia: Un bar affollato con tavolini all’aperto, piante in vaso e decorazioni moderne.

Scena B: Stazione ferroviaria di Padova

Fotografia 2: Chiara al telefono - Soggetti: Chiara (stessa di prima, ora con una giacca leggera) che parla al telefono. - Dialogo: - Chiara: "Ehi, vuoi venire a Milano con me?" - Amica: "Non posso, ho un impegno." - Outfit: Giacca leggera sopra il top bianco e jeans. - Scenografia: Stazione ferroviaria affollata, banchi dei biglietti e treni in partenza.

Fotografia 3: Chiara mentre scrive messaggi - Soggetti: Chiara intenta a digitare sul suo smartphone. - Dialogo: (Pensieri di Chiara) "Speriamo che qualcuna risponda…" - Scenografia: Panca della stazione con gente che passa, atmosfera frenetica.

Scena C: Un Centro Estetico

Fotografia 4: Chiara nella saletta d'attesa - Soggetti: Chiara e la receptionist (30 anni, capelli corti, in uniforme elegante). - Dialogo: - Receptionist: "Ho appena visitato Milano, era fantastica!" - Chiara: "Davvero? Questo è un segno, devo andarci!" - Outfit: Chiara in abbigliamento casual, la receptionist in divisa. - Scenografia: Saletta di attesa con poltrone comode e riviste di moda.

Fotografia 5: Chiara al telefono - Soggetti: Chiara riceve una telefonata. - Dialogo: - Amica: "Ho sentito che c'è il DJ WhiteIk a Milano sabato, vuoi andarci?" - Chiara: "Assolutamente!" - Scenografia: Stessa saletta d’attesa, con poster di trattamenti estetici.

Scena D: Una Strada centrale di Padova

Fotografia 6: Chiara al telefono - Soggetti: Chiara (ora in giacca di pelle) al telefono con un uomo. - Dialogo: - Uomo: "Ti aspetto sabato sera in discoteca." - Chiara: "Mi dispiace, non posso. Problemi familiari." - Outfit: Giacca di pelle, t-shirt e jeans. - Scenografia: Strada affollata, negozi e passanti.

Scena E: Un camerino di un Centro commerciale

Fotografia 7: Chiara nel camerino - Soggetti: Chiara mentre riceve una telefonata. - Dialogo: - Sconosciuto: "Ci vediamo alle 20.00 nel parcheggio?" - Outfit: Abiti vari appesi intorno, Chiara indossa un top che sta provando. - Scenografia: Camerino con specchio e luce brillante.

Scena F: Parcheggio interrato

Fotografia 8: Chiara incontra un uomo - Soggetti: Chiara e un uomo misterioso (30 anni, in abbigliamento scuro). - Dialogo: - Uomo: "È la prima volta?" - Chiara: "Sì." - Outfit: Chiara in un look casual ma elegante. - Scenografia: Parcheggio interrato con luci al neon.

Scena G: Un caffè all'aperto, Milano

Fotografia 9: Chiara e l'amica a Milano - Soggetti: Chiara (ora vestita in modo più trendy) e l’amica. - Dialogo: - Amica: "Sei sicura di essere ok?" - Chiara: "Sì, tutto bene!" - Outfit: Chiara in un top alla moda e pantaloni eleganti, l’amica in un vestito estivo. - Scenografia: Caffè all'aperto con vista su una piazza affollata, sole splendente.

Scena H: Discoteca di Milano, notte

Fotografia 10: Chiara entra nella discoteca - Soggetti: Chiara (ora Celeste) che attraversa la folla. - Dialogo: (Pensieri di Chiara) "Che atmosfera!" - Outfit: Abito scintillante e scarpe con tacco. - Scenografia: Discoteca vibrante con luci colorate e gente che balla.

Fotografia 11: Messaggio ricevuto - Soggetti: Chiara che guarda il suo cellulare. - Dialogo: "Sei pronta per il tuo primo lavoro?" - Scenografia: Atmosfera frenetica della discoteca intorno a lei.

Scena I: Backstage, discoteca

Fotografia 12: Chiara incontra il DJ - Soggetti: Chiara e WhiteIk (30 anni, in abbigliamento da DJ). - Dialogo: - WhiteIk: "Stasera hai un compito speciale." - Outfit: Chiara in abito elegante, WhiteIk in t-shirt e jeans. - Scenografia: Backstage con attrezzature musicali e luci soffuse.

Scena J: Un hotel, Milano

Fotografia 13: Chiara sul letto - Soggetti: Chiara seduta sul letto, con cellulare in mano. - Dialogo: (Pensieri di Chiara) "Chi sono ora?" - Outfit: Abbigliamento comodo e casual. - Scenografia: Camera d'hotel moderna e minimalista, con vista sulla città.


CELESTE MALFATTA

BOZZA

TESTO IBRIDO: GIORGIO VIALI

CELESTE MALFATTA

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CELESTE MALFATTA

Autore: GIORGIO VIALI

Data: 12 Dicembre 2024

Celeste Malfatta, con i suoi ventitré anni e un mare di sogni naufragati, si guardava le mani osservare la polvere che si depositava sul tavolo di cucina. Il sole di inizio primavera filtrava dalla finestra, illuminando la polvere stessa, quasi a sottolinearne l'immobilità, la stasi della sua vita. Era senza lavoro da mesi, i suoi risparmi si stavano sciogliendo come neve al sole e il buio della disperazione iniziava a serrare le sue gote pallide.

Aveva studiato arte, coltivando un talento che finora non le aveva regalato né fama né soldi. I suoi dipinti, vibranti e intensi, finivano accatastati in un angolo del suo piccolo appartamento, testimoni silenziosi del suo fallimento. Le gallerie d'arte si erano dimostrate delle fortezze inespugnabili, rifiutando i suoi lavori con gentilezza, ma con altrettanta fermezza. Le commissioni online erano sporadiche e mal pagate. La fame era un'ospite sempre più frequente nella sua vita.

Oggi, però, la fame aveva un sapore diverso, più amaro, più disperato. Si sentiva intrappolata, in una gabbia di sogni infranti e di realtà impietose. Un'idea malsana, un germe di disperazione, stava iniziando a germogliare nella sua mente: vendere le sue prestazioni online.

Prese il telefono, le dita tremolanti mentre componeva il numero di Luna, la sua migliore amica. Luna rispose al secondo squillo, la sua voce calda e rassicurante una brezza nel deserto di ansia di Celeste.

"Luna, devo parlarti... di qualcosa di terribile." La voce di Celeste era appena un sussurro.

Luna si preoccupò subito. Conosceva la fragilità di Celeste, la sua sensibilità, il suo idealismo ferito. "Dimmi tutto, Celeste. Sono qui per te."

Celeste raccontò tutto, ogni sua paura, ogni sua angoscia, la tentazione sempre più prepotente che le stringeva lo stomaco. Descriveva l'angoscia di non riuscire a pagare l'affitto, il peso della vergogna, la sensazione di essere un fallimento. La voce le si spezzò più volte, mentre spiegava come l'idea di vendere il suo corpo online, di ridurre se stessa a un oggetto da vendere per poche briciole di denaro, iniziasse a sembrarle meno ripugnante di morire di fame.

Luna ascoltò in silenzio, la sua amica tra le lacrime. Quando Celeste finì di parlare, un lungo silenzio si diffuse tra le due amiche. Luna non la giudicò, non la criticò. Capì l'estremo dolore e la disperazione che spingevano Celeste verso un abisso così oscuro.

"Celeste," disse Luna con voce dolce ma ferma, "so quanto stai soffrendo. È terribile, ma non devi farlo. Non c'è bisogno di arrivare a tanto."

"Ma cosa posso fare, Luna? Non ho altra scelta." La voce di Celeste era rassegnata.


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Vogliamo una figura Collettivistica.

L'Individualità è il Male. Il Degrado. La Vergogna.

Vogliamo esprimerci in un NOI.

Noi siamo un Insieme di Aspirazioni. Di Libertà.

NOI SIAMO CELESTE MALFATTA

CELESTE MALFATTA è UN BRAND di un PERSONAGGIO COLLETTIVO.

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